Moore, in difesa del senso comune
Nel saggio DCS Moore elenca sotto il titolo1 una lunga lista di proposizioni che possono sembrare ovvie. In realtà, secondo Moore, si tratta di un insieme di proposizioni, di ciascuna di queste egli crede di SAPERE con certezza che essa è vera.
Sotto il titolo2 Moore scrive un'unica proposizione che fa un'asserzione su un insieme di classi di proposizioni, ognuna di queste classi è la classe che contiene tutte le proposizioni simili (sotto un certo punto di vista) ad una delle proposizioni elencate sotto il titolo1. La proposizione2 (titolo2), nota Moore, non potrebbe essere pronunciata se l'elenco di proposizioni presente in titolo1 non fosse già dato. Anche la proposizione2 potrebbe sembrare più che ovvia e, dice Moore, anche per essa egli CREDE DI SAPERE che è VERA. Moore nota come, nonostante la sua apparente ovvietà, molti filosofi hanno dissentito da lui riguardo alla proposizione2.
Quindi, Moore afferma che la proposizione2 è VERA.
titolo1 - lista delle proposizioni ovvie (Moore sa che ognuna di esse è VERA):
esiste un corpo umano vivente che è il mio corpo. Questo corpo è nato in una dato momento del passato, è esistito in continuità, anche se ha subito mutamenti. Fin dalla nascita è sempre stato poco distante dalla terra. Da quando il mio corpo è nato sono esistiti molti oggetti tridimensionali (come è anche il corpo) dai quali esso è stato a varie distanze. Ci sono state sempre (o spesso) molte altre cose con le quali il mio corpo è stato a contatto (diretto). Tra le cose che hanno fatto parte dell'ambiente circostante al mio corpo (in prossimità o in contatto) ci sono stati (in ogni momento dopo la nascita) numerosissimi altri corpi viventi ciascuno dei quali (come il mio) a-è nato, b-è esistito per un determinato periodo, c-è sempre stato (dalla sua nascita) a contatto o poco distante dalla superficie terrestre. Molti di questi corpi hanno cessato di esistere. La terra esisteva già da molti anni (anche prima della mia nascita). Per molti di questi anni precedenti alla mia nascita c'è sempre stato un gran numero di corpi viventi. Molti di questi corpi erano morti prima che io nascessi. (nuova classe di proposizioni) sono un essere umano e da quando sono nato ho avuto molte esperienze diverse: ho percepito sia il mio corpo che le cose che hanno fatto parte del suo ambiente circostante, compresi altri corpi. Ho anche osservato fatti che riguardano gli oggetti da me percepiti. Sono stato consapevole di altri fatti anche se in quel momento non li stavo osservando. Ho avuto diverse aspettative e credenze, sia vere che false. Ho immaginato persone e oggetti inesistenti. Ho sognato. Ho provato moltissimi sentimenti. Come il mio corpo, nel corso della sua esistenza, ha avuto esperienze di vario genere anche moltissimi altri corpi umani, ciascuno dei quali appartenente a un essere umano (distinto e diverso), hanno vissuto sulla terra e hanno fatto esperienze.
titolo2 – ovvia proposizione singola che è possibile enunciare solo in virtù della lista di proposizioni elencate sotto il titolo1. Moore ritiene di sapere con certezza che anche la proposizione2 è VERA:
nel caso di moltissimi (non tutti) esseri umani, appartenenti alla classe definita la “classe degli esseri umani”(esseri umani che hanno avuto dalla nascita un corpo, che sono vissuti per un determinato periodo di tempo sulla terra, che hanno avuto una serie di esperienze appartenenti ai generi menzionati in titolo1), è vero che ognuno ha conosciuto durante la sua vita (riguardo a se stesso o al suo corpo e riguardo a un tempo precedente al momento in cui ho scritto le proposizioni di titolo1), una proposizione corrispondente a ciascuna delle proposizioni contenute in titolo1 (e al senso inteso da ciascuna delle proposizioni del titolo1) riguardo se stesso o il suo corpo e riguardo al tempo precedente al momento in cui ha conosciuto la proposizione in questione, (proprio quello che la proposizione corrispondente in titolo1 asserisce riguardo me [Moore] o il mio corpo e riguardo il tempo in cui ho scritto quella proposizione).
Cioè, anche la proposizione2 contiene un'ovvietà: il fatto che ciascuno di NOI (moltissimi esseri umani della “classe degli esseri umani”) ha conosciuto, riguardo a se stesso o al suo corpo e al tempo in cui le ha conosciute, tutte quelle cose (proposizioni) che si trovano in titolo1 e che Moore dice di sapere di se stesso o del suo corpo e del tempo in cui ha formulato queste proposizioni (contenute in titolo1). Quindi, come Moore, nel momento in cui lo scriveva, sapeva che il suo corpo (un corpo umano vivente) esisteva, così, ognuno di NOI ha conosciuto, riguardo se stesso e un determinato tempo, la proposizione differente ma corrispondente che avrebbe potuto esprimere usando le parole usate da Moore. Lo stesso vale per ciascuna delle proposizioni presenti in titolo1, come, per esempio, per la proposizione che riguarda il fatto che molti altri corpi oltre al suo (di Moore) hanno già vissuto sulla terra, ciascuno di noi, infatti, potrebbe affermare la stessa cosa riferita a se stesso e a un determinato momento (proposizione differente ma corrispondente).
La proposizione2, spiega Moore, afferma semplicemente che tutti noi abbiamo ritenuto vera (frequentemente) una proposizione corrispondente, (ma differente visto che ognuno di noi l'ha conosciuta in un momento diverso e riferita a sé) nel senso, a ciascuna delle proposizioni contenute in titolo1.
Moore, considerando il modo in cui alcuni filosofi intendendo alcuni concetti, chiarisce il significato di proposizione2 attraverso due precisazioni, “due punti”.
Primo punto: alcuni filosofi hanno usato la parola “vero” con un senso tale che una proposizione parzialmente falsa possa essere ritenuta anche vera. Questi filosofi, quindi, secondo Moore, potrebbero intendere come vere le proposizioni menzionate in titolo1 anche se pensassero che ciascuna di queste (proposizioni) è parzialmente falsa. Moore sottolinea, allora, di non fare uso del termine “vero” in questo senso. Per Moore la parola “vero” va intesa nel senso per cui se una proposizione è parzialmente falsa (e quindi può anche essere considerata parzialmente vera) non è “vera”. Quindi per Moore le proposizioni in titolo1, e molte altre ad esse corrispondenti, sono da considerarsi interamente vere. E questo è quello che Moore intende con la proposizione2. Dunque, chi ritiene che ogni proposizione di una (o della totalità) delle classi presenti in titolo1 sia parzialmente falsa sostiene un punto di vista contrario alla proposizione2 (quindi contrario a Moore), anche nel caso in cui si giustificasse dicendo che ritiene alcune di queste proposizioni parzialmente “vere”.
Secondo punto: secondo Moore alcuni filosofi affermano di credere davvero ad una (qualsiasi) delle espressioni in titolo1 (per esempio “la terra esiste da molti anni”) ma, in realtà, essi credono che la proposizione intesa (normalmente) da questa espressione sia parzialmente falsa, ovvero, questi filosofi usano l'espressione di titolo1 non per esprimere quello che comunemente essa dovrebbe esprimere, ma per esprimere che un'altra proposizione, collegata in qualche modo a quella di titolo1, è vera. Allo stesso tempo, come è già stato detto, questi filosofi credono che la proposizione espressa in titolo1, se interpretata comunemente, sia almeno in parte falsa.
Moore spiega quindi di aver inteso le proposizioni menzionate in titolo1 in modo comune, non nel modo artificioso inteso da questi filosofi. Moore sottolinea che chi ritenga che le proposizioni intese “volgarmente” dalle espressioni in titolo1 siano degli errori è in disaccordo con lui, e con la proposizione2, anche se dovesse affermare che esiste un'altra proposizione (una proposizione differente) che l'espressione di titolo1 presa in considerazione potrebbe legittimamente intendere.
Moore dà dunque per scontato che esista un significato ordinario (corrente) per espressioni come “la terra esiste da molti anni” e critica chi crede che a tale questione non si possa rispondere in maniera diretta.
Le espressioni di titolo1 per Moore sono chiare nel significato (comune) e prive di ambiguità.
Secondo Moore coloro che pensano che espressioni semplici come “la terra esiste da molti anni” abbiano bisogno di spiegazioni elaborate e macchinose, confondono la semplice comprensione dell'espressione (come la intendiamo tutti) con il fatto se siamo in grado di analizzare correttamente il suo significato.
Ma, osserva Moore, quale sia l'analisi corretta di una frase come “la terra esiste da molti anni”, nelle sue varie occorrenze (visto che come dice la proposizione2 si dà vita ad una proposizione differente a seconda della situazione in cui si enuncia), è estremamente difficile da dire.
Moore sottolinea però che non conoscere quale sia esattamente l'analisi adatta per comprendere un'espressione non equivale al fatto che noi non comprendiamo (comunemente e semplicemente) quell'espressione.
Se (già) non capissimo ciò di cui proponiamo di fare l'analisi è chiaro che il problema non si porrebbe neppure.
Moore afferma che in titolo1 elenca (per la maggior parte) espressioni che devono essere intese a partire dal loro senso ordinario.
Una volta chiarito cosa intende per “significato ordinario” Moore afferma che molti filosofi sostengono una posizione incompatibile con la proposizione2, essi possono essere divisi in due gruppi: A e B.
Gruppo A: la proposizione2 afferma, riguardo ad un insieme di classi di proposizioni, che ciascuno di noi ha conosciuto (spesso) come vere proposizioni appartenenti a ognuna di queste classi. Una posizione incompatibile con la proposizione2 è quella di chi afferma che nessuna delle proposizioni di una o più di queste classi è vera, cioè che queste proposizioni sono tutte almeno parzialmente false. E se nessuna delle proposizioni di una data classe è vera, questo vuol dire che nessuno può aver conosciuto come VERA nessuna proposizione di quella classe. Quindi NOI non abbiamo conosciuto la verità delle proposizioni appartenenti a ciascuna di queste classi. I filosofi del primo gruppo, secondo Moore, sono in contrasto con la proposizione2 perché affermano, riguardo a una o più classi (alcuni riguardo tutte, alcune riguardo certe) di titolo1, che nessuna proposizione della classe/i presa/e in considerazione è vera.
Gruppo B: altri filosofi non hanno affermato che nessuna delle proposizioni di una determinata classe è vera ma semplicemente che nessuno è mai stato in grado di sapere con certezza se una qualsiasi delle proposizioni di una determinata classe è vera. Questi filosofi quindi pensano che le proposizioni di una o più classi possano essere vere, ciò non toglie che anche loro sono in contrasto con la proposizione2, visto che sostengono che nessuno ha mai potuto sincerarsi della veridicità di una qualsiasi proposizione della classe considerata.
Moore divide il gruppo a in due sottogruppi, egli infatti afferma che alcuni filosofi hanno sostenuto che nessuna delle proposizioni appartenenti ad una QUALUNQUE delle classi di titolo1 è completamente vera, altri, invece hanno affermato che non è vera nessuna delle proposizioni appartenenti a CERTE classi di titolo1. Questa divisione in sottogruppi è dovuta al fatto che alcune proposizioni di titolo1 (e quindi le classi collegate in proposizione2) non possono essere vere se non sono esistite cose materiali in relazioni spaziali vicendevoli, ovvero queste proposizioni implicano la realtà delle cose materiali e dello spazio: per esempio, la proposizione secondo cui “il mio corpo esiste da molti anni” e che “è sempre stato poco lontano da terra”. Ma altre proposizioni di titolo1 (e le proposizioni delle classi corrispondenti ad esse in titolo2) non implicano la realtà delle cose e dello spazio: per esempio, le proposizioni che si riferiscono al fatto che “ho spesso fatto dei sogni” e “ho provato vari sentimenti in tempi diversi”. C'è da dire che le proposizioni di questa seconda classe (come anche quelle della classe precedente) implicherebbero che IL TEMPO E' REALE; inoltre le proposizioni della seconda classe implicano che ALMENO UN IO E' REALE. Moore crede, però, che alcuni filosofi, pur negando la realtà di tempo e spazio, ammettono che IO e TEMPO sono reali. Altri non lo ammettono. Questi ultimi sono quindi in contrapposizione con la verità di qualsiasi proposizione di titolo1, secondo loro, cioè, ogni espressione che faccia riferimento al TEMPO (presente, passato, ora, adesso, etc) è almeno in parte falsa.
Moore fa notare come espressioni del tipo “il tempo non è reale” o “le cose materiali non sono reali” o “lo spazio non è reale”, “l'io non è reale” siano, di fatto, ambigue soprattutto se confrontate con quelle di titolo1. E magari, continua Moore, non è da escludere che qualche filosofo abbia usato queste espressioni ambigue per esprimere un concetto compatibile con quanto affermato in proposizione2. Ma, in definitiva, Moore asserisce che ognuno dei 4 esempi ambigui è incompatibile con proposizione2 (considerando il loro significato “ordinario/comune”) e in tale maniera sono da considerare le posizioni di chi li usa.
Questi vari punti di vista, sia che siano incompatibili con tutte le proposizioni di titolo1, sia che siano incompatibili solo con alcune di esse, sono considerati falsi da Moore e riguardo ad essi egli fa alcune considerazioni.
Considerazione a: se una qualsiasi delle classi di titolo2 è tale che nessuna delle sue proposizioni è vera, allora nessun filosofo è mai esistito e non ha mai potuto affermare che nessuna di queste proposizioni è vera. Cioè, la proposizione secondo la quale alcune proposizioni di ogni classe di titolo2 sono vere è tale che se dei filosofi l'hanno negata, visto che gli è stato possibile negarla, dovevano sbagliarsi. Moore spiega infatti che quando parla di filosofi si riferisce a una classe di esseri umani viventi dotati di corpo che hanno vissuto sulla terra e che hanno avuto varie esperienze, vale a dire: se ci sono stati degli esseri umani della classe “filosofi” allora ciò che viene affermato nelle proposizioni di titolo1 è necessariamente VERO. Quindi ogni tesi incompatibile con la proposizione secondo cui molte proposizioni corrispondenti ad ognuna delle proposizioni di titolo1 sono vere sarebbe vera solo se nessuno l'avesse mai sostenuta. [30]
Moore afferma di non dare peso al fatto che molti filosofi abbiano espresso opinioni incompatibili con questa proposizione, visto che sapendo che essi hanno sostenuto queste opinioni sa anche che essi si sbagliano; Moore afferma che se dovesse dubitare della veridicità della proposizione in questione, dovrebbe anche dubitare del fatto che questi filosofi abbiano sostenuto opinioni incompatibili con essa, MA considerato che egli è più certo del fatto che essi siano esistiti e abbiano sostenuto “dei punti di vista” piuttosto che dei “punti di vista incompatibili con la proposizione in questione”, Moore è sicuro che questa proposizione sia vera. [31]
Considerazione b: secondo Moore nessun filosofo che ha espresso tesi incompatibili con la proposizione considerata è mai riuscito a portarle avanti con coerenza, per esempio: questi filosofi hanno alluso all'esistenza di altri filosofi, del genere umano e soprattutto hanno usato il pronome NOI (usato nel senso specificato da Moore), utilizzando questo pronome il filosofo (scettico) asserisce automaticamente di aver fatto le stesse cose fatte da moltissimi altri esseri umani (viventi, con un corpo, che abitano sulla terra, etc).
E' chiaro per Moore che tutti i filosofi hanno fatto parte della classe di esseri umani che può esistere solo se la proposizione2 è vera (cioè hanno fatto parte di quella classe di esseri umani che hanno frequentemente conosciuto proposizioni corrispondenti a ciascuna delle proposizioni contenute in titolo1). Sostenendo tesi incompatibili con la proposizione2 (le proposizioni delle classi corrispondenti alle proposizioni di titolo1 sono vere), dunque, questi filosofi sono andati contro proposizioni di cui anche loro conoscevano la verità (hanno dimostrato di conoscerla contraddicendosi), ed è strano che abbiano mantenuto (in buona fede) alla base del loro pensiero concetti in contraddizione con ciò che essi sapevano essere vero. Moore sottolinea che la differenza tra lui e i filosofi del gruppo A risiede non nel fatto che egli sostenga una tesi che essi (veramente) rifiutano ma nel fatto che non abbia alla base del suo credo filosofico proposizioni in contraddizione con un altro gruppo di proposizioni di cui sia loro che lui conoscono la verità.
Considerazione c: alcuni filosofi per difendere la loro posizione hanno detto riguardo le proposizioni di titolo1 che nessuna di esse può (assolutamente) essere interamente vera perché ognuna implicherebbe due proposizioni tra loro incompatibili, Moore ammette che se davvero una proposizione di titolo1 implicasse ciò non potrebbe essere vera MA, nota Moore, non è questo il caso, visto che nessuna di queste proposizioni (di titolo1) implica due proposizioni incompatibili fra loro, infatti tutte le proposizioni di t1 sono vere e dato che nessuna proposizione vera implica due proposizioni incompatibili tra loro neanche le proposizioni di t1 lo fanno.
Considerazione d: nonostante tutti i filosofi secondo i quali nessuna proposizione di uno qualunque di questi tipi (le proposizioni di t1 e quelle a loro corrispondenti) è vera, si siano contraddetti rispetto alla loro stessa posizione, Moore esclude che la loro tesi (per cui nessuna proposizione di uno o tutti questi tipi è vera) sia, di per sé, una tesi che si auto-contraddice, in essa insomma non ci sono due proposizioni fra loro incompatibili. Anzi Moore crede che tempo, persone, cose o spazio AVREBBERO POTUTO NON essere reali. Ma, afferma Moore, nessuna di queste eventualità si è realizzata proprio perché tutte le proposizioni elencate in t1 sono (di fatto) VERE.
Gruppo B: Moore considera la posizione di questi filosofi come auto-contraddittoria (anche se più moderata rispetto al gruppo A) in quanto implica due proposizioni tra loro incompatibili. Molti di questi filosofi secondo Moore hanno pensato che anche se NOI conosciamo proposizioni corrispondenti a certe proposizioni di t1 (quelle corrispondenti alle proposizioni che affermano che IO STESSO ho avuto varie esperienze in vari momenti) nessuno di NOI sa con CERTEZZA se una qualunque proposizione del tipo A: “le cose materiali sono reali”; o B: “esistono altre persone oltre a ME che hanno avuto esperienze simili alle mie” sia realmente VERA. Secondo questi filosofi noi CREDIAMO in proposizioni di questi due tipi e ammettono anche che potrebbero essere vere; altri di questi filosofi affermano addirittura che NOI sappiamo che queste proposizioni sono molto probabili ma negano che noi sappiamo con CERTEZZA che esse sono vere. Alcuni di questi filosofi hanno chiamato queste nostre CREDENZE “CREDENZE DEL SENSO COMUNE” in quanto sono convinti che esse siano molto comuni (e diffuse) tra il genere umano, essi, però, credono che queste proposizioni siano SOLAMENTE CREDUTE e non CONOSCIUTE come ASSOLUTAMENTE VERE, alcuni addirittura hanno parlato a riguardo di FEDE, non di conoscenza. Il filosofo che porta avanti questa tesi non si rende conto, afferma Moore, di fare riferimento a un NOI, cioè, non solo a se stesso ma anche a molti altri esseri umani. Quando questo filosofo afferma che nessun essere umano ha avuto conoscenza dell'esistenza di altri esseri umani non si rende conto che è come se affermasse che ci sono stati molti esseri umani oltre a lui ma nessuno (lui compreso) ha mai avuto conoscenza dell'esistenza di altri esseri umani; quando poi questo filosofo afferma che le credenze del senso comune non sono materia di conoscenza è come se dicesse che ci sono stati molti altri esseri umani che con lui hanno condiviso queste credenze ma nessuno di loro ha mai saputo se fossero vere. Egli afferma con certezza che esse sono credenze del senso comune senza accorgersi che, proprio per questo, devono essere necessariamente vere, dato che la proposizione per cui ESSE SONO CREDENZE DEL SENSO COMUNE implica sia proposizioni del tipo A che del tipo B, cioè che molti esseri umani (compreso il filosofo del gruppo B che parla delle credenze del senso comune) hanno avuto corpi umani, hanno vissuto sulla terra hanno avuto varie esperienze e credenze di questo genere. Ecco perché Moore considera la posizione del gruppo B (rispetto al gruppo A) auto-contraddittoria. B si differenzia da A perché usa con una proposizione che fa riferimento alla conoscenza umana in generale (credenze del senso comune) e dunque implica di per sé l'esistenza di molti altri esseri umani, mentre il gruppo A si contraddice solo riguardo ad ALTRE (sue) proposizioni. Moore specifica che un filosofo secondo il quale sono esistiti, oltre a lui, molti altri esseri umani e nessuno di questi, lui compreso (NOI), ha mai avuto conoscenza dell'esistenza di altri esseri umani si contraddice se quello che intende è che sono CERTAMENTE esistiti altri esseri umani oltre a lui, ovvero, se afferma di SAPERE che sono esistiti altri esseri umani oltre a lui. Ed è questo quello che il gruppo B afferma e, aggiunge Moore, sembra che questi filosofi (del gruppo B) si riferiscano alla proposizione che le credenze in questione sono credenze del senso comune, o alla proposizione che essi non sono gli unici umani, non solo come proposizioni VERE MA come CERTAMENTE VERE, e queste proposizioni possono essere “certamente vere” solo se almeno un umano, uno qualsiasi di questi filosofi, abbia realmente conosciuto ciò che lui stesso dichiara che nessun essere umano ha mai conosciuto.
Moore ricorda come la negazione della sua posizione (egli sa con certezza che tutte le proposizioni di t1 sono vere) non implichi due proposizioni incompatibili tra loro. Se IO so che tutte queste proposizioni (t1) sono vere, allora è certo che anche altri abbiano conosciuto proposizioni corrispondenti, dunque è certo che anche proposizione2 è vera e che IO SO che essa è vera.
Moore si chiede se egli sappia davvero che tutte le proposizioni di t1 sono vere o se crede solamente che siano vere o, in alternativa, solo altamente probabili. Si risponde affermando di avere effettiva e certa conoscenza della verità di queste proposizioni, anche se non si tratta di una conoscenza diretta (della verità di tutte queste proposizioni); si tratta di una conoscenza basata sul fatto che in passato egli ha conosciuto come vere altre proposizioni che della verità di queste proposizioni erano la prova: Moore dice di sapere che la terra esiste da molti anni prima della sua nascita solo perché in passato ha conosciuto fatti che ne erano la prova evidente, questa prova Moore non la sa descrivere precisamente ma ciò non è abbastanza per mettere in dubbio il fatto che lui sa che la terra esiste da molti anni prima della sua nascita. Questa situazione secondo Moore ci accomuna tutti. SAPPIAMO di fatto molte cose delle quali sappiamo anche di aver avuto qualche prova evidente (di veridicità) ma non siamo in grado di capire COME siamo venuti a sapere queste cose, non troviamo la prova originaria della loro verità. Moore definisce queste verità come INDOTTE. Una è, per esempio, la nozione di NOI, ovvero il fatto che sappiamo (IO SO) che molti altri esseri umani (con corpi) hanno vissuto sulla terra, questo fatto Moore afferma di conoscerlo con assoluta certezza.
La proposizione2 è uno dei punti fondamentali della teoria di Moore, egli la descrive così: “la visione del mondo del senso comune è in certi TRATTI fondamentali INTERAMENTE VERA. Moore sottolinea che tutti i filosofi hanno concordato con questa opinione MA alcuni hanno sostenuto ANCHE altri punti di vista incompatibili con “la visione del mondo del senso comune”, mentre Moore no. I tratti della visione del mondo del senso comune espressi dalle proposizioni delle classi a cui si riferisce la proposizione2 sono tali che se noi sappiamo che essi sono tratti della visione del mondo del senso comune, automaticamente, sappiamo anche che sono VERI: quindi è auto-contraddittorio sapere che essi sono quello che sono (cioè tratti della visione del... etc etc) e affermare che non sono veri, visto che se fanno parte della visione del mondo del senso comune equivale a dire che sono veri. Molti di questi tratti sono anche tali che se sono compresi nella visione del mondo del senso comune (sia che noi lo sappiamo o no) ne consegue che sono veri, visto che dire che c'è una visione del mondo del senso comune è come dire che questi tratti sono veri.
Le espressioni “visione del mondo del senso comune” o “credenze del senso comune” sono piuttosto vaghe e in esse possono essere comprese proposizioni (tratti tipici) non vere, da stigmatizzare come fanno alcuni filosofi con le “credenze del senso comune”. Stigmatizzare, però, le credenze del senso comune elencate da Moore è per lui sbagliato. Egli fa inoltre notare che ci sono molte altre proposizioni tipiche della visione del mondo del senso comune che alla luce della verità di quelle da lui elencate devono essere vere: per esempio la proposizione che afferma che sulla terra hanno vissuto non solo uomini ma anche molte specie animali, di piante, etc...
In difesa del senso comune.
“In difesa del senso comune” è un importante scritto del filosofo G.E. Moore. Lo scritto cerca di confutare lo scetticismo affermando che almeno alcune delle nostre credenze riguardo al mondo sono assolutamente certe. Moore definisce queste credenze “senso comune”.
Nel primo verso afferma di avere conoscenza certa di un certo numero di “truismi”, come per esempio “il mio corpo è esistito in continuità sulla terra o comunque a poco distanza da essa, a varie distanze da altre cose realmente esistenti o in contatto con esse, tra queste cose sono compresi anche altri esseri umani viventi, “sono un essere umano”, e “il mio corpo esisteva ieri”.
Nel secondo verso afferma che esiste una differenza tra fatti mentali e fisici. Non c'è ragione di affermare, per moore, come hanno fatto molti filosofi della sua epoca, che ogni fatto fisico è logicamente dipendente da fatti mentali. Un esempio di fatto fisico è “la mensola del camino è al momento più vicina della libreria a questo corpo”. Tra i fatti mentali sono compresi concetti come “ora sono cosciente” e “sto vedendo qualcosa in questo momento”.
Nel terzo verso moore afferma che Dio e la vita dopo la morte non esistono. Questa conclusione si basa esclusivamente su una convinzione personale di Moore che, infatti, non offre nessuna spiegazione filosofica a riguardo.
Il quinto verso è un esame del “problema delle altre menti”. Moore afferma che “ci sono altri Sé” e spiega che questo punto ha sempre lasciato perplessi i filosofi. I “fatti del senso” che egli percepisce attraverso i suoi sensi sono fatti che riguardano l'interazione tra il mondo esterno e se stesso, ma lui (come altri filosofi) non sa come analizzare questo tipo di interazioni.


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